Animazioni precinema

La Persistenza Retinica

La ‘persistenza retinica’ viene usata abitualmente per spiegare il funzionamento dell’animazione cinematografica, ma le origini dello studio del fenomeno vanno cercate più indietro nel tempo. Il fenomeno della ‘persistenza retinica’ venne illustrato e teorizzato nel 1829 dallo scienziato belga J. Plateau (1801-1883).

Una riproduzione di un antico taumatropio. La rapida oscillazione del disco di cartoncino permette di sovrapporre apparentemente le immagini sulle due facce del disco.

 

Dai primi giocattoli scientifici (taumatropio, fenachistoscopio, etc.) fino ai moderni film, la persistenza retinica e' stata fondamentale per ingannare la mente, facendole credere che una serie di immagini statiche siano in movimento. Tutti questi apparecchi usano una tecnica simile: far vedere una serie di immagini, ciascuna rappresentante una fase del movimento. Se le immagini vengono viste in rapida successione la mente non riesce a registrarle come immagini separate, ma riceve invece l’impressione di un movimento continuo.

Il Fenachistoscopio

Un'invenzione (1832) dello scienziato belga Plateau che permette di vedere brevissime animazioni utilizzando un disco sul quale sono riportati le diverse fasi del movimento che si vuole creare. L'animazione può essere osservata riflessa in uno specchio, facendo ruotare il disco e guardando attraverso le fessure aperte sul disco stesso. Il fenachistoscopio è stato il primo di una serie di giocattoli che, sfruttando gli studi sulla persistenza retinica, anticiparono la caratteristica essenziale dell'arte cinematografica, cioè l'immagine in movimento.

 

 

 

Lo Zootropio

Lo zootropio è stato descritto per la prima volta nel 1834 dal matematico inglese G. Horner, anche se il suo successo commerciale (come giocattolo per grandi e bambini) cominciò molto più tardi (dopo il 1860). Si tratta di un cilindro ruotante aperto e con una serie di fessure nella parte alta. All’interno viene posta una striscia che può essere osservata dall’esterno attraverso le fessure, contenente le immagini dell’animazione. L’animazione risulta vagamente offuscata, a causa della poca luce che filtra tra le fenditure.

Uno zootropio made in Germany, fine XIX sec. Per avere un risultato ottimale il cilindro deve essere scuro all’esterno e bianco all’interno.

 

Prassinoscopio

Il prassinoscopio (1877) e' un’invenzione del geniale inventore, artista e uomo di spettacolo francese Emile Reynaud.  Con il prassinoscopio Reynaud voleva dare soluzione al principale difetto dello zootropio (che proprio in quel periodo riscuoteva un enorme successo). Infatti il suo apparato riusciva ad eliminare l’effetto di offuscamento delle immagini. Come lo zootropio, il prassinoscopio ha la struttura di un cilindro rotante. All’interno e' posto un cilindro poligonale più piccolo, coperto da piccoli specchi che riflettono le immagini della striscia disegnata. Il risultato e' un’animazione perfetta, tant’e' che il prassinoscopio si sostituì rapidamente al suo predecessore nel successo commerciale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La combinazione tra i ‘giocattoli’ che mostrano immagini in movimento e gli spettacoli di lanterna magica, allora tanto in voga, fu quasi inevitabile. Nel 1888  E. Reynaud (ancora lui) realizza il suo Théàtre Optique, una sofisticata apparecchiatura con la quale andrà in scena a Parigi dal 1892 al 1900. A differenza dei dispositivi precedenti, il Teatro Ottico proietta lunghe strisce con centinaia di disegni (opera dello stesso R.), anticipando di parecchi anni la nascita del cartone animato moderno (Emile Cohl nel 1906 e poi Winsor McCay). Al Museo del Cinema di Torino si può ammirare una delle poche superstiti animazioni disegnate da Reynaud. Lo spettacolo, per quanto breve, e' meraviglioso.

Emile  Reynaud alle prese col suo Théàtre Optique in una illustrazione dell’epoca.

Due aneddoti su Reynaud:

Nel 1894 i fratelli Lumière visitano il gabinetto di Reynaud e gli chiedono di mostrargli il funzionamento del suo Teatro Ottico. Poco tempo dopo, lo stesso Reynaud, insospettitosi, si lamenterà del fatto che “quei signori erano venuti a vedere i suoi apparecchi un pò troppo spesso”.

Nel 1913, dimenticato da tutti e impoverito, Reynaud distrugge a martellate l’unico esemplare di Teatro Ottico rimasto e getta nella Senna quasi tutte  le sue strisce disegnate.

 

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